CHE PAURA GLI STAGISTI!

Pubblicato: 25 maggio 2010 in comunicazione, donne
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Sul blog del collega Mario Tedeschini Lalli trovo la lettera di due stagiste impegnate all’interno della redazione di un giornale e cacciate dal sindacato.
“Capita – scrive Tedeschini Lalli – che questo giornale, come la gran parte dei giornali italiani, sia tecnicamente in crisi (legge 416) e abbia attivato i prepensionamenti. In questo contesto, hanno tenuto a precisare gli inflessibili custodi dei valori professionali, una testata non può prendere stagisti, punto e basta. Il mobbing interno è durato una decina di giorni, poi le colleghe hanno gettato la spugna” (http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/).

La situazione della nostra professione è sicuramente catastrofica, ma non lo è solo in termini occupazionali. Impedire ai più giovani di formarsi e di imparare significa seppellire definitivamente il presente e il futuro di un mestiere che oggi sta morendo perché manca la libertà.
Mi chiedo: come si fa a difendere la libertà di questo mestiere se non si pensa alla cultura, all’esperienza e alla preparazione di chi, nonostante tutto, oggi sceglie, per il futuro, di fare il giornalista?
Ho anche io un vago, perché (ahimé) lontano nel tempo, ricordo di situazioni analoghe (ma mai così gravi) in alcune redazioni della metà degli anni ’90. Alle due colleghe posso dire: oggi faccio la giornalista, e da una posizione molto scomoda, perché, credetemi, negli uffici stampa istituzionali malissima tempora currunt!
Mi guidano poche cose, ma secondo me importanti: la mia preparazione, ricevuta in una scuola di giornalismo e alimentata poi leggendo, osservando e documentandomi costantemente con la stessa curiosità del primo giorno di professione, il confronto con i tanti colleghi bravi che negli anni hanno condiviso con me la loro cultura e la loro esperienza, la volontà di raccontare sempre le cose come stanno e, per farlo, di comprendere e di ragionare insieme con chi deve comunicare e con chi riceve le mie comunicazioni (i politici, i tecnici, i colleghi giornalisti che sono nelle redazioni). Non vi fermate di fronte alle porte chiuse. Cambiate strada. Fate come quando cercate una notizia: c’è sempre un modo per arrivarci. In bocca al lupo!

Ecco la lettera delle colleghe:

venerdì 21 maggio 2010

E’ un giornalismo per vecchi
Quando gli stagisti fanno paura….(chissà poi perché). Riporto qui sotto una lettera. L’ho scritta con una amica durante il nostro stage in un giornale di centro-sinistra. E’ una risposta al Cdr che ci ha cacciate via e alla Fnsi che ha ostacolato in ogni modo a livello nazionale i giovani che si affacciano alla professione giornalistica. Un sindacato, quindi, che tutela una casta, che predica meritocrazia e codice deontologico, ma accetta passivamente il sistema di clientele e raccomandazioni. E’ facile prendersela con gli ultimi arrivati, piuttosto che riformulare le regole o sanzionare chi approfitta del lavoro gratuito degli stagisti.
Come ho detto a uno dei membri del Cdr (che ha affermato che “tra un anno io sarò precaria e quindi farò la guerra agli stagisti che mi ruberanno il lavoro”) io spero solo, tra un anno come tra cento, di non fare parte di un sindacato che dice di tutelare i precari (e non lo fa) calpestando i diritti alla formazione dei giovani.
P.S. a questa mia risposta, lui ha affermato: “Ma in questa professione si è sempre tagliato le gambe agli altri”. Bene. Resta però il fatto che questo meccanismo non è giusto perché è sempre stato così. Se questo è il livello di discussione che alcuni giornalisti possono garantirci, non mi meraviglia la facilità con cui il potere controlla il sistema di informazione del paese!

Se i giornali potessero raccontare questa storia…
La storia di noi due stagiste ostacolate in ogni modo dal Cdr e poi invitate ad andare via. Più volte (da ultimo, durante la riunione del 18 maggio), i membri del Cdr e altri redattori che si sentono inspiegabilmente minacciati da noi, ci hanno ripetuto “voi non potreste stare qui”. Un chiaro invito ad andarcene. Parole che certo non ci hanno fatto paura, semmai ci hanno fatto capire fino in fondo la situazione in cui si trova oggi questo mestiere.
Siamo convinte che tutti gli stagisti, a maggior ragione quelli che sono anche giornalisti praticanti, hanno diritto a una formazione. Avevamo scelto questo quotidiano perché pensavamo che qui ci fossero giornalisti capaci che potevano insegnarci tanto. Invece, ci siamo sentite ripetere più volte, anche con poca sensibilità, che eravamo “illegali” e che minacciavamo “i diritti degli altri giornalisti”.
Noi non ci siamo mai “illuse”, come qualcuno ci ha contestato, perché conosciamo la situazione economica della testata. Ci aspettavamo che qui i nostri diritti – come quello a ricevere una formazione – sarebbero stati rispettati.
Il Cdr ha rivendicato più volte la correttezza della sua posizione, facendosi forte di avere la legge dalla propria parte. E’ vero. Come è vero che tra il rispetto e la trasgressione di una legge ci sono il buon senso, l’umanità e anche un’idea politica, come bene dimostrò il fondatore di questo giornale.
Alcune persone hanno preso fermamente posizione a nostro favore durante la riunione. Altri, tra cui due capo-servizio, i ragazzi dell’on line, il direttore e il co-direttore ci hanno dimostrato la loro solidarietà e hanno fatto il possibile per farci lavorare. Li ringraziamo. E ringraziamo anche la segretaria che si è assunta tutta la responsabilità di questa vicenda.
Andiamo dove è possibile lavorare e imparare. I membri del Cdr penseranno che questa sia una vittoria. In realtà per loro è una sconfitta: perché solo così si chiama la situazione dei giornalisti che si rifiutano di formare chi si affaccia alla professione. Solo con la formazione, vogliamo ricordare a queste persone, si garantisce davvero l’autonomia dei giornalisti e la libertà di stampa.
Questo giornale non potrà mai raccontare questa storia. Una storia che starebbe così bene accanto a quelle dei giovani che se ne vanno all’estero e di tutte le persone colpite in qualche modo dalla crisi.

PER CHI E’ INTERESSATO
IL DIBATTITO CONTINUA SUL BLOG http://mariotedeschini.blog.kataweb.it
E ANCHE SU FACEBOOK, ALLA PAGINA gli studenti delle scuole di giornalismo che non hanno diritti

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