SCUSI, QUI IL COMICO SONO IO

Pubblicato: 28 giugno 2010 in personaggi
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Scusi, lei chi é?
Sono Carretta.
Piacere, io sono l’attore che recita in questo spettacolo.
E Carretta, parlandogli all’orecchio: Sono il fotografo del Corriere Adriatico.
E lui al pubblico: Mi ha detto che è il fotografo del Corriere Adriatico.

Gigi Carretta, storico fotagrafo del Corriere Adriatico, è così storico in città, che per lui ad Ancona non esistono limiti. E così ieri sera ha pensato, durante uno spettacolo di Paolo Rossi alla Mole Vanvitelliana di Ancona, di salire sopra il palco per fotografare meglio… il pubblico.
Il comico, accortosi dell’ospite inatteso, ha interrotto il suo copione dando il via a un travolgente fuori progamma con il fotografo, che si è più o meno concluso con Rossi che diceva: “signor Carretta, qui il comico sono io!”.
Un palcoscenico aperto. Ecco come lo abbiamo visto ieri sera, nello spettacolo inaugurale di Amo la Mole 2010 (il cartellone culturale estivo di Ancona). E non solo perché Carretta aveva deciso di scorrazzarci sopra mentre Paolo Rossi recitava, ma perché lo stesso Roassi aveva già deciso di aprirlo, Carretta o non Carretta, abbattendo quella barriera immaginaria e magica che c’è tra chi sta lì sopra e il pubblico che sta sotto, che si basa su un tacito accordo: io sto qui, dico e faccio cose “per finta”, ma tu che sei laggiù, per tutto il tempo dello spettacolo fai finta di credere che quello che succede qui è vero.
Più volte Rossi, duettando con l’addetto audio-luci, ha chiesto di abbassare un sipario che, evidentemente, non c’era. Più volte ha giocato a entrare e uscire dalla magia del suo palcoscenico, trasformandosi nei suoi personaggi (il comico rumeno, il poeta alcolizzato, il padre ubriaco…) e poi tornando improvvisamente sé stesso, apostrofando le autorità della prima fila o i semplici spettatori, sottolineando in modo pedissequo tutto quello che succedeva ai margini del suo palco, comprese le bizze di una bambina che aveva preso a sbattere i piedi sulle scale di ferro.
Una commistione perfetta tra la finzione e la realtà, un “andirivieni” continuo tra reale e virtuale, proprio come nel sogno all’incontrario, che Rossi ha ripetuto ieri sera e che io ripropongo qui di seguito in una versione un po’ vecchiotta, dove il nome di Craxi va, ovviamente, attualizzato.

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