LA LEGGE 150 E IL PESO DELL’ASSENZA

Pubblicato: 30 giugno 2010 in comunicazione
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Per anni ho scritto di uffici stampa, ho fatto lezioni ai colleghi più giovani, e anche a quelli stranieri, per spiegare che noi giornalisti degli uffici stampa istituzionali siamo i primi controllori dei poteri. Noi non vendiamo notizie. Siamo i primi a cui il potere deve delle spiegazioni, perché quando la notizia esce dall’ente con il marchio dell’Ufficio stampa, questa deve essere doc, controllata, verificata e, soprattutto, completa in tutte le sue parti. Noi siamo i primi a fare tutte le domande, ad accertare che tutto funzioni e se da noi esce qualcosa che non corrisponde a verità noi ne siamo responsabili.
La garanzia di questa responsabilità sta nel fatto che noi siamo giornalisti e, in quanto tali, abbiamo leggi precise, oltre che una serie di normative etiche e deontologiche da rispettare. Se questo non accade siamo sanzionabili non solo dal nostro ordine professionale ma anche dalla legge.
Le nostre regole professionali, il dovere di oggettività, di verifica, di controllo delle fonti, sono gli alter ego del concetto di trasparenza che ormai da quasi due decenni è uno degli indirizzi fondamentali della Pubblica amministrazione italiana.
Mi è sembrato, fino a questo momento, un teorema inattaccabile: la Pubblica Amministrazione chiede trasparenza nei confronti dei cittadini e i giornalisti degli uffici stampa sono lì per quello, per garantire la conoscibilità e l’accessibilità rispetto a tutte le azioni della Pubblica amministrazione.
Per me la Legge 150 del 2000 ha posto basi fondamentali in questo campo, non solo perché ha istituito ufficialmente un canale diretto di comunicazione con i cittadini, ma perché, distinguendo in maniera netta la figura dell’Ufficio stampa (che fa l’informazione istituzionale) da quella del portavoce (che fa la comunicazione politica ed è strettamente legato non all’organo, ma alla persona che svolge la funzione di vertice), ha, di fatto, sdoganato dal rischio di propaganda politica i giornalisti dell’Ufficio stampa.
In virtù di questa legge ho sempre ritenuto che il mio lavoro comporti una profonda responsabilità. Lavorare per me significa confrontarmi ogni giorno con il concetto di oggettività e, più filosoficamente, di verità. Quando una notizia esce dall’Ufficio stampa, deve essere pacifico per tutti che è pulita da qualsiasi posizione politica strumentale, anche se è, ovviamente, il risultato di una determinata progettualità politica. Il mio lavoro, che deve necessariamente implicare un rapporto di profonda fiducia professionale con i colleghi della stampa, si basa sul presupposto che i cittadini hanno il diritto di conoscere gli sviluppi e la riuscita di quel progetto politico che essi al momento delle elezioni hanno giudicato positivamente o negativamente attraverso l’esercizio democratico del voto. Ma non solo: essi hanno anche il diritto di influire attraverso una comunicazione biunivoca alle scelte degli enti che li governano. La conoscenza è, ovviamente, il presupposto base di questa prtecipazione.
Ecco, credo che PROGETTUALITA’ POLITICA sia il concetto chiave di tutto questo che sto scrivendo. Perché sapete quand’è che va in crisi tutto il meraviglioso castello della informazione istituzionale?
Quando il target di chi governa non è la polis.
In questo caso, infatti, a cosa servono i criteri dell’oggettività e della trasparenza?
E’ qui che può andare in crisi il sistema, è qui che si può cominciare a pensare che un Ufficio stampa in un ente può anche non servire, è qui che nessuno si scandalizzerà se l’Ufficio stampa non sarà più l’unica fonte delle notizie istituzionali.
Di solito si dice che la 150 non funziona perché non comprende l’elemento sanzionatorio. Io non la penso così. Non si può obbligare un sistema di informazione alla trasparenza. Un sistema di informazione è tale perché è trasparente, altrimenti non è un sistema di informazione, è altro. E’ propaganda, è pubblicità, è make up, è strategia difensiva…
E allora io giro il discorso. Se la 150 non funziona deve scattare l’allarme. Se i ruoli si mescolano, se il peso dell’informazione oggettiva, corretta e trasparente, cioè istituzionale, diminuisce, questo significa che il sistema si è rotto, cioè che non stiamo più governando per i cittadini.
Si pone un problema di democrazia. E allora i cittadini, ma gli organi di informazione prima di tutti, devono sentire IL PESO DI QUESTA ASSENZA, che non è significativa di per sé, ma va letta come un serio campanello d’allarme rispetto a una situazione più generale. E, si sa, di fronte agli allarmi gli organi di informazione hanno un solo ed unico compito: avvertire tutti, subito, rendendoli consapevoli del pericolo che stanno correndo.

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