QUANDO I LETTORI TI CHIAMANO PER NOME

Pubblicato: 4 ottobre 2010 in comunicazione
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Oggi mi ha telefonato un signore, un lettore del giornale dove scrivo, che mi ha chiesto: “Scusi, ho letto un suo articolo e volevo sapere cos’è il “vireless”. Perché sa, io non parlo l’inglese, sono anziano e non ho proprio nessuna intenzione di impararlo. Credo – ha aggiunto – di avere capito che c’entra con Internet, che a me non funziona bene. Mi può dare delle spiegazioni un po’ più approfondite, così magari risolvo pure il mio problema?”. Dopo che gli avevo spiegato che cos’è il sistema wireless e che cosa succederà ad Ancona, dove il Comune sta lavorando per garantire la copertura anche nelle frazioni, abbiamo ipotizzato che forse lui ha un problema con il gestore, visto che la sua zona è già coperta. Mi ha detto che non aveva voglia di mettersi a discutere con il call center e che quindi comprerà una chiavetta Umts (questa la conosceva). Poi mi ha fatto promettere che la prossima volta che scriverò qualche parola in inglese mi dovrò preoccupare anche di dare una spiegazione in italiano a vantaggio di quelli che, come lui, l’idioma anglosassone proprio non lo digeriscono.
Ho promesso, perché il simpatico signore questa mattina mi ha ricordato uno dei miei doveri principali (ed elementari) di giornalista: rivolgersi a tutto il pubblico, trovando il modo di spiegare, con discrezione, tutto ciò che potrebbe non essere compreso dai lettori, anche da una minima parte di loro. Il fatto è che io, onestamente, proprio non ci pensavo che wireless fosse un concetto non comune a tutti (e sbagliavo…).
Voglio dunque cogliere qui l’occasione per raccontare che cosa significa scrivere per il giornale di un ente pubblico e, prima ancora, voglio fare una premessa. Pur tra tante difficoltà, dovute a una situazione politica purtroppo non sempre “fluida”, la scelta redazionale per “Il Comune di Ancona” è da sempre quella di fare un giornale per la gente, che renda conto delle scelte dell’Amministrazione e le spieghi, che racconti fatti e avvenimenti della città, che informi i cittadini sui servizi, oltre che sull’attività politica del Consiglio e amministrativa della giunta e che riservi anche uno spazio per gli interventi di alcuni cittadini. Per questo motivo, per esempio, limitiamo al massimo le foto dei politici per lasciare spazio a quelle di cronaca.
Il giornale arriva gratuitamente nelle case delle 45 mila famiglie anconetane cinque o sei volte l’anno ed è così atteso che, se per qualche disguido non viene recapitato, molti cittadini ci chiamano per sapere che cosa è successo. E poi, come è accaduto questa mattina, ci telefonano per avere spiegazioni, o anche per lamentarsi, ci scrivono e soprattutto ci leggono. Quando dico il mio nome, presentandomi, molti mi chiedono: “Ma sei la giornalista del Comune? Ti leggo sul giornale…”. L’altro giorno un’amica mi ha raccontato che l’ultimo numero l’aveva letto la sera precedente sul divano di casa sua e insieme abbiamo commentato il pezzo con cui lo scrittore Paolo Marasca parla della “sua Ancona”.
Il giornale è, ovviamente, molto migliorabile. Però è veramente una conquista e una soddisfazione averlo fatto entrare così naturalmente nelle case di tutti, nonostante si tratti, pur sempre, di un house organ (pardon: organo ufficiale) di una pubblica amministrazione, con tutti i pregiudizi (o giudizi) che sono legati a questo concetto. Credo che questo sia stato lo stile di tutti i direttori che fino a oggi l’hanno guidato, diversissimi l’uno dall’altro, ma con dei tratti comuni fondamentali: la passione per il loro lavoro e l’amore per questa città. Il nostro capo attuale, la mia collega e amica Barbara Ulisse, a queste due caratteristiche unisce una solida esperienza di cronaca, una bella curiosità e una originalità peculiare nel leggere, nell’inquadrare e nel raccontare le notizie.
Se oggi l’informazione è in crisi, l’informazione istituzionale è nel baratro: mancano spesso i contenuti e il rischio di scadere nella propaganda è sempre dietro l’angolo. Il fatto che così tanti lettori ci seguano (e ci chiamino per nome) per me è “il motivo” per fare al meglio il mio lavoro ogni giorno.
Oggi volevo scrivere un post per parlare del giornalismo 3.0 e delle liquid news, ma lo rimando. Con la telefonata di questa mattina, del resto, ho cominciato bene il lunedì.

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