Appunti di comunicazione istituzionale/2 – Veline vecchie?

Pubblicato: 17 settembre 2013 in comunicazione
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La comunicazione pubblica in Italia nasce nel 1600, con contenuti prevalentemente giuridici e di propaganda. Il primo che in Italia utilizza la stampa per questi scopi è lo Stato Pontificio. Nel 1626 la Santa sede acquista una stamperia. L’informazione ha il suo principale strumento di trasmissione nelle Gazzette.

Nel 1854 il Regno di Sardegna affida alla Gazzetta Ufficiale il compito di “avvisare i lettori dell’avvenuto riscontro ministeriale di conformità all’originale del foglio a stampa, successivamente e contemporaneamente inserito nella costituenda Raccolta Ufficiale delle Leggi e diffuso nei pubblici uffici tramite il sistema dei fogli sparsi”. Il 4 gennaio 1860 la testata cambia denominazione in Gazzetta ufficiale del Regno e l’anno successivo diventa Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia (n. 67 del 17 marzo 1861).

Lo strumento principale della comunicazione resta tuttavia l’affissione. Nel 1865 nasce l’albo pretorio, strumento per la pubblicità normativa dell’ente locale. Nel 1865, con la legge 2248, si delineano anche i contenuti degli albi impropri: le bacheche degli uffici, utilizzate per esporre gli atti atti per i quali è interessante una pubblicità notiziale. In questi stessi anni la Destra storica gestisce, attraverso il ministero dell’Interno, fondi destinati ai giornali, affinche assolvano alle finalità informative del soggetto pubblico

Nel 1887 sono istituiti l’Ufficio stampa del ministero dell’Interno e l’ufficio di Segreteria del presidente, che agiscono da filtro per la diffusione delle notizie. Il R.D. dell’8 giugno 1893, n. 377 stabilisce che anche la Gazzetta Ufficiale sia pubblicata a cura del ministero dell’Interno.

Negli anni del governo Giolitti (1906-1909), con la diffusione della stampa socialista e cattolica e la nascita della cinematografia, diventa difficile per il governo controllare l’opinione pubblica.

Una svolta significativa si ha con il D.M. 9 agosto 1923 n. 2222: il regime fascista trasferisce l’ufficio stampa dal ministero dell’Interno al Consiglio e ne amplia i poteri, con l’obiettivo di esaltare il regime, cancellando o minimizzando tutto ciò che è ad esso nocivo. Nel 1928 è istituito l’Albo dei giornalisti, accessibile solo a chi intrattiene buoni rapporti con il governo. La tenuta dell’Albo è vigilata dal ministero di Grazia e Giustizia e la moralità degli iscritti è controllata dai prefetti. Il soggetto pubblico centrale ricorre in questi anni soprattutto a manifesti e poster, nelle vie, nelle piazze e altri luoghi molto frequentati per diffondere le indicazioni su acquisto di prodotti italiani, comportamenti sociali in sintonia con il bene della nazione e argomenti simili, finalizzati a “vendere” l’Italia sui tavoli della politica internazionale. I disegni accattivanti e gli slogan efficaci divengono mezzi di comunicazione pubblica al servizio della propaganda. Durante il Congresso internazionale della pubblicità tenutosi a Roma e a Milano dal 17 al 21 settembre 1933 si concede ampio spazio alla discussione sulle problematiche inerenti la pubblicità di Stato, mentre s’infittiscono i rapporti con il Terzo Reich. Da quel momento la macchina della propaganda fascista parte a pieno ritmo verso la radicalizzazione dei controlli, la centralizzazione e gerarchizzazione del potere, la repressione totale della libera espressione.

Nel settembre 1934 l’Ufficio stampa del governo è elevato a sottosegretariato ed è contestualmente posto alle dirette dipendenze del capo del governo. La propaganda è istituzionalizzata. Quattro atti normativi (R.D. 18 settembre 1934, n. 1565; R.D.L. 28 settembre 1934, n. 1434; R.D.L. 21 novembre 1934, n. 1851; R.D.L. 1 aprile 1935, n. 327) ne definiscono ulteriormente le funzioni e le ampliano. Il sottosegretariato diventa ministero nel 1935 (R.D. 24 giugno 1935, n. 1003). Il ministero continua ad accrescere le proprie competenze e l’influenza sui media, soprattutto sulla radio. Il R.D. 27 maggio 1937 n. 752 trasforma infine il ministero della Stampa in ministero della Cultura popolare,  con funzioni ulteriormente allargate. Il ministero lavora per preparare l’opinione pubblica alla Seconda guerra mondiale, presentata come evento inevitabile, necessario all’affermazione della supremazia del popolo italiano. (Fonte: Storia e Futuro, Massmo Granchi)

Concretamente il controllo del fascismo sulla stampa si attua attraverso le veline, fogli di carta velina che riportavano tutte le disposizioni obbligatorie da seguire. Cominciarono a circolare dal 1935 e con l’istituzione del ministero della Cultura popolare, che controllava anche la Siae e l’Eiar (1 ottobre 1937) divennero ancora più pressanti verso la stampa. Furono vietate dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, ma ricomparvero nella Repubblica sociale italiana nel settembre dello stesso anno, fino al giorno prima della liberazione, il 24 aprile 1945. Circolarono comunque, in maniera minore, dal 1924 al 1935. Erano in carta velina perché, dovendo essere scritte a macchina in molte copie, più sottile era la carta e più se ne potevano scrivere con una singola battitura, ponendo la carta carbone tra l’una e l’altra.
Scorrere i testi di alcune di esse può risultare a tratti esilarante, ma può, anche, offrire alcuni interessanti spunti di riflessione:

31/5/25: Oggi mattina 31 maggio è stato rinvenuto greto Tevere cadavere bambina Berni Elisa con evidente tracce stupro strozzamento (…) Astenersi dare eccessiva pubblicità truce delitto mediante diffusione fotografia vittima (…)
31/7/25: Con riferimento disposizioni vigenti che vietano pubblicazione atti istruttori richiamo attenzione SS.LL. su grave sconcio che si verifica quotidianamente ad opera dei giornali mediante riproduzione fotografie di delinquenti arrestati sotto imputazioni gravi reati. Tutti i giorni accade di veder riprodotte fotografie di omicidi, ladri, adulteri, ecc., che sono così elevati agli onori della più biasimevole pubblicità. (…) Poiché tali fotografie sono consegnate ai giornali o dagli uffici di questura o da funzionari stessi che compiono servizi di polizia, provvedere che tale abuso cessi immediatamente vietandosi altresì ogni amplificazione di notizie che riesce a deviare opinione pubblica e a rendere più difficile compito magistrati inquirenti. Riterrò personalmente responsabili i Sigg. Questori di ogni colpevole infrazione alle norme della presente circolare.
1930: Tutte le autorità cui mi rivolgo sanno che è proibito assolutamente prendere fotografie di esecuzioni capitali, e pertanto responsabilità morale di un tale delitto contro la Patria ricade su chi per debolezza, incapacità, incomprensione dei propri doveri non sa fare rispettare ordini di così grave importanza.
1931: È un errore politico pubblicare sui giornali fotografie di ricordi socialisti, comunisti, ecc. “Il Lavoro Fascista” ha pubblicato una fotografia della testata dell’“Avanti!”, col risultato di richiamare sul giornale sovversivo anche l’attenzione dei giovani che non lo lessero e neanche lo conobbero (…)
Vanno quindi assolutamente eliminati i disegni di figure artificiosamente dimagrite e mascolinizzate, che rappresentano il tipo di donna sterile della decadente civiltà occidentale (…)
Le fotografie di avvenimenti e panorami italiani devono essere sempre esaminate dal punto di vista dell’effetto politico. Così se si tratta di folle, scartare le fotografie con spazi vuoti; se si tratta di nuove strade, zone monumentali, ecc., scartare quelle che non danno una buona impressione di ordine di attività, di traffico, ecc. (…)
11/7/33: È stato ripreso il Popolo di Roma per aver pubblicato fotografie di donne nude in terza pagina, mentre nella prima pagina vi sono le fotografie col pontefice. L’on. Polverelli ha preso spunto da questa circolare per raccomandare nuovamente ai giornali di non pubblicare fotografie di donne nude perché costituiscono un elemento antidemografico.
21/10/33: Il Corriere della Sera e il Mattino hanno pubblicato due disegni riproducenti il Duce. Uno è piaciuto, l’altro no; vale quindi, anche per i disegni, la norma vigente per le fotografie e cioè che debbono essere precedentemente presentate all’Ufficio stampa del Capo del Governo per avere l’autorizzazione alla pubblicazione.
29/1/35: Il sottosegretario Ciano ha deplorato l’abitudine dei giornali di pubblicare fotografie, corrispondenze e titoli come questi freddo intenso a Roma, Napoli sotto la neve, La neve a Palermo. In questo modo si sviano le correnti turistiche del paese.
1/3/35: È stato deplorato Il Piccolo per avere pubblicato fotografie di donne in costume molto succinto, nel numero di ieri. Tali fotografie, ha detto il conte Ciano, sono antidemografiche.
28/6/35: Vietato pubblicare le fotografie di Carnera a terra.
11/7/35: Si fa assoluto divieto di pubblicare fotografie di carattere sentimentale e commovente di soldati in partenza, che salutano i loro cari.
17/7/35: Il Messaggero è stato sequestrato per una foto che si risolveva in propaganda pro Etiopia.
7/12/35: Non pubblicare, nelle corrispondenze, notizie dei bombardamanti dei nostri aerei nell’Africa Orientale.
4/1/36: Non pubblicare fotografie sul genere di quella pubblicata questa mattina dal Messaggero, che dimostrino intimità dei nostri soldati con abissini. (…)
Si dia l’impressione di benevolenza da parte dei nostri soldati verso gli indigeni ma non di cordialità, di protezione ma non di affetto.
26/8/36: Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati, fotografie fatte oggi durante la visita al Santuario di Montevergine.
5/6/36: Ricordiamo che Africa si scrive con una sola “f” e non con due. Addis Abeba deve essere scritta e pronunciata senza l’accento sull’ultima “a”.
18/6/36: Pubblicare un articolo consigliante un limitato consumo della carne durante l’estate.
14/8/37: Il Duce ha fatto un viaggio in Sicilia. Vietato pubblicare le foto che lo ritraggono mentre danza.
9/5/38: Non pubblicare la fotografia Luce sul saluto del Sovrano e del Duce alla stazione di Termini, pubblicata in prima pagina dal Giornale d’Italia.
1/7/38: Tutti i giornali debbono riprendere le fotografie Luce pubblicate stamane dal Popolo di Roma in prima pagina “il Duce si prepara a salire sulla trebbiatrice”. Si fa presente che un giornale è stato sequestrato perché ha pubblicato fotografie del Duce alla manifestazione dell’Agro Pontino non autorizzate.
18/7/38: Giornalisti e fotografi si astengano dall’avvicinare i duchi di Windsor.
22/11/36: Ricordarsi che le fotografie del Duce non debbono essere pubblicate se non sono state autorizzate.
26/12/36: Non interessarsi mai di nessuna cosa che riguardi Einstein.
26/8/38: I giornali eseguano una costante revisione di tutte le fotografie di parate militari, passo romano, presentazione alle armi, sfilate giovanili e premilitari, pubblicando esclusivamente quelle dalle quali risultano allineamenti impeccabili.
31/10/38: Si precisa che domani la prima pagina dei giornali deve essere impostata sulla rivista di Gaeta e sull’inaugurazione del Centro Prato Smeraldo. Dare molte fotografie e tenere presente che le parole pronunziate dal Duce a Prato Smeraldo non vanno pubblicate nel testo integrale, ma nel sunto che darà la “Stefani”.
3/11/38: La notizia dello scoprimento di una statua del Duce a Tripoli va data nella cronaca, senza alcun sottotitolo. Non definire monumento la nuova statua. Non pubblicare fotografie della suddetta statua.
4/11/38: Entro domani o dopodomani pubblicare qualche bella fotografia di funzionari in uniforme. Non scrivere sotto le fotografie a quale Ministero appartengono.
6/1/39: Nelle cronache delle partite di calcio e nei commenti sul Campionato non “sfottere” gli arbitri
13/6/39: Ignorare la Francia. Non scrivere nulla su questo paese. Criticare invece sempre e comunque l’Inghilterra. Non prendere per buono nulla che ci venga da quel paese.
13/7/39: Vietato pubblicare foto di donne in costume da bagno.
14/6/40: Usare la parola “tedeschi” e la parola “germanici” nella proporzione del 70 e del 30 per cento: cioè dire più spesso “tedeschi”.
7/12/40: Sensibilizzare con fotografie, interviste, ecc. i viaggi delle coppie prolifiche per essere ricevute a Roma dal Duce.
18/6/41: Nessun trafiletto e tanto meno nessuna condanna contro le donne senza calze.
26/5/43: Si rinnova ai giornali il divieto d’inserzione di pubblicità ebraica, anche se mortuaria
(Fonte: Wikipedia)

Durante la caduta del fascismo il ministero della Cultura popolare cerca di ricostruire le fila del sostegno popolare alle politiche di governo. Nel cosiddetto Regno del Sud, con il R.L. 28 dicembre 1943, n. 283, le competenze del ministero vengono attribuite momentaneamente al sottosegretariato all’Interno. Il D. Lgt. 3 luglio 1994, n. 163 sopprime il ministero e ne attribuisce le funzioni ad un sottosegretariato per la Stampa e le Informazioni, presso la presidenza del Consiglio. Il D. Lgt. 12 dicembre 1944, n. 607 cambia la denominazione in sottosegretariato per la Stampa, lo Spettacolo ed il Turismo.Solo il governo Parri, nel 1945, sopprime la struttura e trasferisce funzioni e competenze al sottosegretariato alla presidenza del Consiglio. (Fonte: Storia e Futuro, Massimo Granchi)

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commenti
  1. […] rivoluzionario, poiché reimposta completamente il concetto di informazione, che, come visto nel post precedente, in Italia nasce e si sviluppa prevalentemente nel senso […]

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