Lontani con gli occhi, vicini col cuore

Pubblicato: 22 novembre 2013 in luoghi, Senza categoria
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Serena Mercanti in Oman

Serena Mercanti in Oman

Per lavoro ho incontrato qualche settimana fa i giovani discendendenti degli emigrati marchigiani all’estero: un gruppo di una ventina di ragazzi, tra i quali, tra l’altro, ho trovato anche Fabio, venezuelano, mio lontano cugino, pronipote, credo, del fratello o della sorella di un mio bisnonno. Poi qualche giorno fa Fabio, che ora lavora in Messico, mi ha scritto una bella mail. Leggetela qui sotto (ne riporto alcune parti) e vedrete con che occhi e con che cuore ha guardato le Marche:

“E’ stato un viaggio che non dimenticherò mai. In realtà è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita: ritrovarmi con le mie radici é ciò a cui attribuisco più valore. Non riesco a smettere di pensare all’Italia, soprattutto alla possibilità di ritornare nelle Marche, questa volta con la mia ragazza. Per farla breve, e senza esagerare neanche un po’, sono tornato in Messico, ma il mio cuore è rimasto in Italia. Mi sono innamorato, soprattutto, della sua cultura e del suo carattere: castelli, paesaggi da sogno, prodotti locali deliziosi, arte della pittura in ogni chiesa e museo, calore e buonumore ovunque. E poi l´impegno con cui si adopera il marchigiano in tutto quello che fa, la voglia e il gusto per la qualitá… Mi ha colpito anche l’ultimo ristorante, che però serve pizza di alta qualità e ne sono (giustamente) orgogliosi, e la piu piccola fabbrica, che fa prodotti esclusivi e raffinati come raramente se ne possono vedere qui in Messico o nel Venezuela.
Questo é quello che ho visto in ogni museo, chiesa e trattoria, per quanto piccoli potessero essere. Tutto ciò che ho vissuto é stato sublime, magico. Soprattutto mi ha fatto ricollegare con le mie radici marchigiane… con l’eredità spirituale di mio Nonno, con un ritorno alla casa di famiglia.
La mia compagna ed io stiamo da quasi due anni in Messico e non ci piace per niente. Abbiamo voluto scappare da un paese comunista quasi dittatoriale, il Venezuela, dove c’è carenza di cibo e di prodotti per l’igiene (per non parlare del fatto che è uno dei cinque paesi più violenti del mondo),  per finire in un paese di abbondanza materiale, dove si sfruttano i lavoratori come in nessun altro posto al mondo (nel 2011 il Messico è diventato il paese con gli orari di lavoro più lunghi e meno pagati). Ci sembra che ci rubino il tempo, con un lavoro di dieci ore o più al giorno, ogni giorno, dove i fine settimana sono come un mercoledì. Tutti qui vivono per lavorare, e non molto altro. Faccio tre lavori, ma é sufficiente solo per vivere, il risparmio è un sogno. Siamo schiavi con una laurea universitaria. Il contrasto con le Marche è stato travolgente.
Le Marche mi sono piaciute e la frase che mi ha convinto è stata: “qui tutto è fatto a misura d’uomo”. Preferirei vivere una vita non segnata da eccessiva avidità, una vita a misura d’uomo, alla misura di quella italiana”.
Ovviamente Fabio vorrebbe tornare ed è difficile spiegare, di fronte a così tanto entusiasmo, che qui le cose vanno male, che l’economia è al tracollo. E’ come fermare una speranza, che noi non abbiamo più, ma che si riaccende dentro occhi lontani, non appena si avvicinano alla nostra terra.
Questa mail mi ha ricordato le riflessioni di un’amica lette qualche tempo fa su Facebook. Serena, la protagonista del post fino a oggi più letto di questo blog, di recente ha partecipato come responsabile del reparto trucco e parrucco all’allestimento della Traviata degli Specchi, portata in scena in Oman dallo Sferisterio di Macerata.
“Sono tornata da qualche giorno – scrive Serena – da quella che è stata un’esperienza incredibile sia dal punto di vista personale che professionale.
Personale, per aver conosciuto un paese molto diverso da quello che mi aspettavo di trovare. E sicuramente lavorare a stretto contatto con chi ci vive mi ha dato un punto di vista estremamente affascinante e privilegiato.
Sul piano professionale sono tornata con una forte consapevolezza del valore della nostra cultura Artigiana. Tutto quello che davo per scontato come arte acquisita, lì diventava una fonte preziosa di osservazione e di apprendimento, gesti per noi consueti di Parrucco, Trucco e Sartoria venivano ammirati come estremamente preziosi per chi dentro al teatro dell’Opera comincia a muovere i primi passi.
Torno in Italia e mi godo questa piacevole sensazione di orgoglio e mi sento parte del nostro infinito patrimonio culturale.
A volte basta allontanarsi, guardarsi da fuori e riflettere…”
E’ vero Serena. L’ho già scritto, ma lo ripeto: il panorama qui è meraviglioso. Bisogna che ce ne innamoriamo. Di nuovo.
Fabio Romanelli nelle Marche

Fabio Romanelli nelle Marche

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