Lo spazio delle parole è delle parole

Pubblicato: 2 febbraio 2014 in comunicazione, donne, Senza categoria
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La violenza. Sta entrando pericolosamente nelle nostre abitudini quotidiane e c’è chi la giustifica con tranquillità, ritenendola una risposta come un’altra a una situazione difficile, a un dissidio, a una incomprensione.

Alcuni giorni fa mi sono trovata in un luogo frequentato da molti bambini, dove è entrata una persona che ne ha picchiata un’altra a causa, sembra, di un diverbio nato tempo prima. Una persona è stata picchiata e pesantemente minacciata di fronte ai ragazzi, anche piccoli. Ma c’è di più: chi doveva ristabilire l’ordine ha affermato con naturalezza che l’episodio ci poteva stare, perché la violenza nasceva da una provocazione (tutta da dimostrare, peraltro). Io non so a voi, ma questo episodio mi sembra quasi più grave del primo: è lo sdoganamento della violenza fisica, è la deriva della convivenza civile.

Spero che sia un episodio circoscritto, frutto di una crisi di nervi nata e cresciuta tra le strade troppo strette di una città troppo di provincia. Ma poi leggo del linciaggio social a Laura Boldrini , l’ennesimo da parte del M5S, e mi rendo conto che il problema non è isolato, che stiamo veramente andando alla deriva, che alla strada del confronto si preferisce la scorciatoia della cancellazione violenta dell’avversario. Vince chi è più forte, chi alza di più la voce, chi minaccia di più, chi è sostenuto dal gruppo più potente o più numeroso. La parola cede il passo alla parolaccia, e sempre più spesso al gesto che ferisce, nel corpo e nell’anima. Non ci frega niente di mostrare la parte cattiva di noi nemmeno ai ragazzi, che impassibili ci guardano e chissà cosa pensano, come elaborano, chi diventeranno dopo aver assistito a questa deriva.

Bisogna leggere, scrivere, parlare, raccontare e conversare, perché le parole devono continuare a occupare il loro spazio. Non possiamo permetterci di far cedere loro un millimetro in più.

“Sono uno di quelli che per capire le cose ha assolutamente bisogno di scriverle» dice Murakami a un certo punto in Norwegian Wood. Capita anche a me la stessa cosa ed è una consolazione che anche un grande la pensi così.

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