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tweetseatsLa Fondazione Arena di Verona, in occasione dei 100 anni del festival lirico, porta in Italia una novità, che negli Usa, a dire il vero, è già realtà da qualche tempo: i tweet seats. Sono posti riservati a chi vuole raccontare lo spettacolo in tempo reale via Twitter, sono offerti al prezzo speciale di 10 euro e collocati in una posizione speciale, per vedere bene e per non infastidire gli altri con la luce prodotta da smartphone e tablets. Il tutto, racchiuso in un hashtag: #arenadiverona100.

“L’iniziativa – si legge all’indirizzo ufficiale di riferimento tweetseats.arena.it – punta ad allargare il pubblico dell’Arena e a diffondere la cultura dell’Opera attraverso i social media”. I device dovranno comunque essere usati in modalità. silenziosa. Per candidarsi ad occupare il posto bisogna compilare il form presente sul sito inserendo tutti i dati e la condizione imprescindibile è, ovviamente, avere un account Twitter attivo: “un account pubblico, con almeno 1 mese di vita, almeno 1 tweet pubblicato nell’ultimo mese e più di 50 tweet pubblicati in totale”. I candidati sono di volta in volta contattati via e-mail (entro 24 ore dalla richiesta) in base alla disponibilità di posti in Arena.  L’obiettivo – spiega l’ente culturale – è fare del passaparola uno strumento di marketing, un mezzo per arrivare a chi non è ancora stato all’Arena di Verona: il pubblico piu’ giovane, digitale e iperconnesso.

La novità, dunque, sta nell’istituzionalizzazione del mezzo (Twitter per la musica), nel luogo, oltre che, forse, nel contenuto (musica lirica, e non più solo pop o rock, anche se non ho avuto tempo di controllare se questa è davvero la prima volta per la lirica). Ma Twitter e la musica, invero, collaborano già da un po’ e ogni artista adotta, di fatto, una modalità diversa di utilizzo. Infatti, come dice Jovanotti, Twitter è convesso: si parte da lì (dal mezzo), ma le possibilità di sviluppo sono infinite.

Lui (@lorenzojova), ad esempio, ne fa un uso molto narrativo e molto “artista-centrico”: penso al live per ringraziare il milione e mezzo di utenti che lo seguono sul social network , ma anche ai continui aggiornamenti prima dei concerti, soprattutto in fase di preparazione, in cui coinvolge i fan e le città ospiti, come con la sua recente richiesta ai followers di fotografare nei diversi luoghi, e poi twittare, i manifesti del tour 2013 negli stadi. Mi resta però un dubbio: al concerto di Ancona non sono riuscita a far partire neanche un tweet dagli spalti: sarà stata solo una questione di campo?

Perché penso anche al fatto che la convessità del mezzo è un’arma a doppio taglio e su Mashable (dietro segnalazione di daily wired) trovo infatti il caso di un utente di Twitter bandito da un concerto per aver criticato via Twitter uno degli artisti sul palco. La cosa è andata più o meno così: lui scrive una cosa sgradevole, poi si va a bere qualcosa. Si sente chiamare dal palco, si fa riconoscere e riceve, sempre dal palco, la notizia che sarà accompagnato fuori dalla security per aver scritto “shit on Twitter”. Così accade. Seguono, nei giorni successivi, scuse bilaterali e prese di posizione pro e contro, secondo le dinamiche social che ormai sono ben note a tutti gli utenti.

Leggo poi su daily.wired.it che già nel 2008 i R.E.M. aprirono, per quello che sarebbe stato il loro ultimo tour, un sito che aggregava e organizzava automaticamente tutti i materiali postati dai fan su YouTube, Flickr, Twitter, organizzati automaticamente per ogni singola data a partire dai tag: “La band fu tra le prime a intuire il potere del live tweeting musicale, con un account utilizzato per raccontare le scalette in diretta (esiste ancora: @remroaddog). Oggi è una pratica comune: gli artisti – e il loro staff – twittano dal palco, i festival pubblicizzano direttamente gli hashtag da usare per raccontare quello che succede. Si va da SongKick, popolare sito/app con calendari di concerti geolocalizzabili e personalizzabili in base ai propri gusti, a Setlist.fm, wiki di scalette di concerti, acquistato da Live Nation, il più grande promoter mondiale, che ha appena aperto i suoi Live Nation Labs, sezione di analisi dei big data e di sviluppo prodotti e servizi legati al mondo della musica live, che sta conducendo un’aggressiva campagna di acquisizioni di startup musicali, da Big Champagne a Rexly (@rexly n.d.r.)”.

Poi c’ è il caso delle twitter questions. Da una veloce navigazione su Google mi sembra che i più inclini a questa pratica siano gli One Direction. Ecco qua cosa succede ai concerti (che io, ovviamente, non frequento per motivi anagrafici). Ma c’è un’alchimia: non si tratta di puro Twitter. Surfando surfando scopro la domanda di una ragazza su forum.teamworld.it:

“Buonsalve.. 
Parlavo con una mia amica quando ci è sorta una domanda..
i twit che vengono letti durante i concerti, a cui i ragazzi rispondono, come fanno ad essere inviati? Il dubbio ci è sorto perchè oltre alla domanda e al nome del mittente c’è anche il posto occupato al concerto e volevamo sapere come si faceva.
Se riuscite a rispondere ve ne siamo molto grate.
Ali”.

E questa è la risposta: c’è un form da compilare su sonymusicemail.com (Sony Music), dove va indicato anche l’account Twitter se uno ce l’ha. Nello stesso form si chiede anche di registrarsi e il consenso per la ricezione di newsletter tematiche.

Mi viene da fare, a questo punto, una piccola notazione: il mezzo ormai è chiaro, il fine non sempre lo è.

Chiudo con il concerto di Bruce Springsteen (@Brucespringsteen), San Siro 2012: su rollingstonemagazine.it Paolo Madeddu ha raccolto le sensazioni social del live, con qualche commento ironico. Ci sono concerti più recenti di Springsteen, ma quello dell’anno scorso segna una data storica: per la prima volta “l’evento poteva essere socialcondiviso: la possibilità di passare da “Io c’ero” (1985) a “Io twittavo” (2012)”.

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