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IMG_5374[1]“L’esperienza del concerto non la puoi scaricare: è tutto quello che c’è prima, durante e dopo”. Esserci o non esserci fa la differenza ed è da questo che nasce il mestiere di Eric Bagnarelli.

Come lo chiameresti, questo mestiere?

“E’ un mestiere senza nome, ma un mestiere a tutti gli effetti. Promoter, organizzatore, agente di artisti… le definizioni possono essere molte, ma una cosa è certa: ci vogliono competenza e specializzazione”. La storia professionale di Eric si sviluppa proprio sulla base di questo bisogno. Si laurea nel 2004 in Scienze della comunicazione all’Università di Macerata, ma ancor prima di laurearsi è impegnato con i primi eventi: organizza concerti piccoli e contest tra band al Santa Monica del Palarossini di Ancona e poi lavora come tuttofare al Barfly. Nel 2004 si occupa di produzione e organizzazione con l’agenzia di spettacolo e di animazione Anno Zero, sempre con sede nel capoluogo marchigiano, e poi acquisisce un ruolo più importante al Barfly. Sempre in questo anno porta ad Ancona i Negramaro in piazza Roma, per la notte bianca. Poi si trasferisce in Inghilterra, per lavorare al Forum di Londra, “per entrare a contatto con una realtà immensa, per avere un’idea di come funziona a livelli importanti, per specializzarmi, perché in questo mestiere non si può essere tuttologi”.

L’esperienza si traduce subito in concreto, perché poi nel 2005 apri Comcerto

“Sì, con un’attività che all’inizio si sviluppa su due livelli: la rappresentanza di artisti stranieri in Italia da un lato e dall’altro, le collaborazioni locali. Il mio progetto però era più quello di strutturare un’agenzia, così gradualmente sono diminuite le produzioni locali. Ma non per snobismo. Solo perché quello dell’agenzia è un lavoro che ti assorbe più del cento per cento. Ogni tanto mi tolgo lo sfizio di fare qualcosa per Ancona, ma il mio lavoro oggi è diverso: vivo e vivrò del lavoro di agente, dove ho investito tempo e passione”.

Comcerto su Facebook in questo preciso momento piace a me e ad altre 5.551 persone. Nasce il 2 aprile 2005 e collabora negli anni con le più importanti agenzie di spettacolo in Italia e all’estero. Tra gli artisti internazionali rappresentati in Italia ci sono Mumford & Sons, The Lumineers, Pulp, Of Monsters and Men, Tame Impala, Local Natives, Noah and the Whale, Anna Calvi, Richard Ashcroft, Iggy and The Stooges, Badly Drawn Boy, The Divine Comedy, Mystery Jets, Patrick Wolf, Frank Turner, Angus & Julia Stone, The Charlatans, The Cribs, The Tallest Man On Earth, Billy Bragg, Echo and The Bunnymen e molti altri, che potete trovare qui.

C’è poi una parentesi, conclusa, che vede Bagnarelli a fianco di Morgan.

Dalla primavera del 2011, inoltre, la Comcerto cura i live del duo comico I Soliti Idioti. “E’ – spiega Eric –una parentesi parallela alla musica”, una scommessa, aggiungo io, non giocata a caso. “Da anni – racconta Bagnarelli – conosco Francesco Mandelli per la sua attività musicale come voce e chitarra degli Orange, poi ho conosciuto Fabrizio Biggio. Li ho spronati a passare dalla tv alle piazze perché secondo me il progetto poteva funzionare dal vivo. E’ una cosa che piace o non piace, ma era ed è un fenomeno sociale sulla rete. E l’esperienza è ancora in corso: abbiamo cominciato con quattro date prova alla Salumeria della musica a Milano, all’Estragon di Bologna, al Circolo degli Artisti di Roma, a Piazza del Papa in Ancona. Quattro date per dare loro l’idea del rapporto diretto con il pubblico. Quattro date che poi sono diventate quarantuno e che hanno toccato piazze importanti, come, per esempio, il teatro Arcimboldi di Milano. L’ultimo spettacolo è previsto l’8 agosto a Forte dei Marmi”.

E’ bello leggere come l’agenzia si presenta sul sito: “Il comune denominatore di ogni produzione targata Comcerto è lo STILE: dalle produzioni all’interno dei club più famosi d’Italia, alle piazze, ai teatri sino ad arrivare ai palasport e ai festival con le performance di artisti internazionali e non. Comcerto, con la sua professionalità e la passione che la contraddistinguono, si attiva per dare sempre di più; il suo lavoro è tutto quello che c’è dietro, ciò che il pubblico non si immagina, tutto ciò che permette ad un artista di esibirsi davanti ad un pubblico ed al pubblico di godere di un concerto”.

Di fatto come hai cominciato?

“Con gruppi da 50 paganti, fino a raggiungere l’apice a marzo nei palasport con i Mumford & Sons, che è stata una band fondamentale per la Comcerto. Abbiamo un rapporto bello, perché abbiamo avuto una crescita parallela: abbiamo cominciato insieme a Bologna in un locale da 280 posti. E’ significativa questa crescita dell’agenzia in parallelo con la crescita dell’artista. Il mio compito è quello di evidenziare il valore dell’artista nel mio stato. Ho un margine di potenziale, ma se il progetto di per sé non va, non posso svoltare la carriera di un altro”.

Mumford & Sons sono passati anche per Ancona, con Spilla 2012. Parliamo di Ancona e di Spilla?

“Spilla è un festival, una rassegna di concerti unici nel centro storico di Ancona, che dal 2007 in estate ospita i migliori artisti della scena internazionale. Il concerto dei Mumford & Sons ha più che mai dimostrato i limiti di questa città. A Venezia abbiano fatto il tutto esaurito in tre giorni. Ad Ancona abbiamo impiegato più tempo e solo il dieci per cento della gente che era a piazza del Papa per il concerto aveva acquistato i biglietti in città. Il novanta per cento veniva da fuori. Ci sono limiti geografici, di strutture e di continuità. La continuità è importante, altrimenti il pubblico si disaffeziona e si allontana. Ancona non è paragonabile con Milano, Bologna, Roma, Firenze o Torino, ma con le altre città sì. E ce ne sono moltissime più attente all’arte e alla cultura. E’ un dato di fatto, evidente per tutti. Ci sono lacune nella gestione amministrativa, non solo politica. Appena solo cinque anni fa non eravamo nella stessa condizione di adesso, in tutti i settori”.

Però Eric Bagnarelli non è un detrattore di Ancona e degli anconetani e lo dimostrano i fatti: “se Ancona fosse stata migliore – spiega – io comunque non sarei rimasto qui, perché le mie piazze sono altrove”, eppure, anche se la sua attività è di livello metropolitano, resta ad Ancona, anzi, precisa lui, a brecce Bianche, il quartier generale di Comcerto: uno staff di quattro persone, cui si aggiungono di volta in volta i free lance specializzati.

Non è una scelta logistica un po’ pericolosa quella di restare ad Ancona?

No, oggi è l’on line che conta. Ogni dieci mesi sono a Londra per gli incontri fondamentali per la pianificazione dell’anno e questo va bene per il lavoro. Non vorrei vivere solo in funzione del mio lavoro e questo accadrebbe cambiando città. Serve lo stacco”. Ancona, dunque, serve a rimanere sé stessi, a “coltivare la propria riservatezza”, a ritrovarsi nei luoghi che le grandi città nemmeno sognano di avere. Questo lavoro senza nome ti fa girare, come in una giostra: “Ma io –conclude il nostro amico – sono attento a salire e poi a scendere, tra una data e l’altra”. Una regola da ricordare, secondo me.

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