Il festivàl di Sanremo e la tranquillità dell’amarcord

Pubblicato: 13 febbraio 2015 in musica, personaggi
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antonacciSanremo è tradizione e quindi agevola la nostalgia. L’altra sera l’amarcord ha vestito i panni di Albano e Romina, ieri si è materializzato con gli Spandau Ballet e sempre si sostanzia in quella formula fissa che in tutte le edizioni introduce le canzoni in gara: “Di questo, quell’altro e quell’altro ancora autore, dirige l’orchestra il maestro tal dei tali, canta il tal cantante“. Una specie di formula magica, alla quale attribuisco la responsabilità di quell’alone di emozione che aleggia incontrastato e porta molti dei protagonisti al limite del rincoglionimento, esaspera le gaffe, fa stonare i cantanti, rovina le esibizioni. A tal punto che uno si chiede se è veramente tutto preparato (come diceva mio nonno) o se ormai si tratta di una specie di riflesso pavloviano per cui il palco del festival (o festivàl, come ancora lo chiamano in molti) induce automaticamente alla goffaggine di vario tipo.

Sembra che questo ritorno al passato ci dia tranquillità e, visto che oggi ne abbiamo tanto bisogno, si potrebbe giustificare in questo modo il boom di ascolti che si è guadagnata questa specie di ancora gettata da Carlo Conti in un porto sicuro e riparato dalle intemperie del già molto burrascoso 2015. Tant’è che le edizioni più fresche e “scanzonate”, le più innovative, quelle che non sapevano per niente di San Remo, sono state quasi sempre considerate poco riuscite.

Sanremo 2015 sta senz’altro nel solco della tradizione più pura. L’altra sera pensavo, non volendo, a una serie di parallelismi: Carlo Conti con Pippo Baudo, Tiziano Ferro con Massimo Ranieri, Antonacci forse con nessuno, ma sicuramente con un bell’uomo d’altri tempi (pure se privo di calzini) che alla fine dell’esibizione accenna un nostalgico passo a due.

Anche il presunto eccesso di Conchita ha radici antiche. Lo fa notare Rudy Zerby nel suo blog: “A chi vorrebbe far apparire il popolo italiano così retrogrado da scandalizzarsi per un’esibizione di questo tipo, vorrei ricordare che milioni di adolescenti (io tra quelli) avevano trent’anni fa il poster di Boy George in cameretta”.

Foto da: http://www.lastampa.it/2015/02/12/spettacoli/festival-di-sanremo/2015/da-antonacci-a-zilli-il-festival-va-senza-stress-lacrime-e-sangue-LPidra2Nvs9aPVFM2j4XNK/pagina.html

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