PORTA PIA: COM’E’, COM’ERA

Pubblicato: 21 giugno 2010 in luoghi, mare
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Cosa c’entra Porta Pia con Ericailcane? Porta Pia è una antica porta di accesso alla città di Ancona, che risale al 1700. Tutti la conoscono perché sta sopra la Mole Vanvitelliana nel lungomare di via XXIX Settembre ma oggi fa notizia perché, dopo essere stata chiusa e abbandonata per dieci anni, in questi giorni riapre con una valenza speciale: quella di monumento storico che ospita la street art.

Al suo interno sta infatti lavorando Ericailcane, per realizzare una istallazione temporanea dal titolo Rovina. L’evento è curato da Mac, Manifestazioni artistiche contemporanee e questo accade con la benedizione della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, il cui soprintendente Giorgio Cozzolino, presente alla conferenza stampa di presentazione dell’evento, ha definito il sostegno all’arte contemporanea come missione istituzionale delle Soprintendenze. “Abbiamo tutti bisogno – ha detto – delle provocazioni che l’arte contemporanea ci sa fornire”.
Dell’opera di Ericailcane non è dato di vedere ancora nulla, visto che l’inaugurazione sarà il 26 giugno e che l’entrata a Porta Pia è off limits. L’unica immagine disponibile a tutti è quella di due scimmie che lottano tra loro (o si abbracciano?), il che implica, come indicato anche dal responsabile dei testi critici del catalogo Gabriele Tinti, che dobbiamo aspettarci di vedere all’interno del monumento un bestiario, che dovrebbe rimandare molto a quelli medevali: un uso delle immagini dell’antichità – ha detto Tinti – per parlare dell’uomo raccontando una favola.
L’effetto che fa lo racconterò, forse, dopo che sarò entrata in questa porta, ormai destinata a tornare viva.
Per ora, in preparazione, ecco la storia di questo monumento, che molti di noi ricordano nel suo ultimo periodo di attività. Fino all’amministrazione Galeazzi, cioè fino al 2000, infatti, era sede degli uffici della Guardia di Finanza, che la lasciò libera dieci anni fa. Fu proprio il sindaco Galeazzi a condurre con la Finanza una trattativa di permuta: Porta Pia in comodato al Comune in cambio del piano terra di via Zapata.
Purtroppo però la mancanza di fondi ne ha reso fino a oggi impossibile una qualsiasi destinazione. Ricordo che nel 2005, quando arrivai all’ufficio stampa del Comune di Ancona, uno dei miei primi comunicati presentava il progetto di trasformarla in un  museo di storia del Risorgimento con relativo centro studi. Poi però non se ne fece niente. Oggi è Andrea Nobili, assessore alla Cultura, a spingere per una riapertura che non dovrebbe essere solo temporanea. L’idea sembra essere quella di farne un centro direzionale per le associazioni culturali del territorio.

Una guida di Ancona datata 1884 racconta come già a quell’epoca Porta Pia non svolgesse più la sua funzione di ingresso principale della città. La guida racconta che la porta fu innalzata “con disegno di Filippo Marchionni magnifico e grandioso, sebbene non corretto riguardo all’arte”. “Si denomia porta Pia – spiegava il testo – dal Pontefice Pio VI che la fece costruire: un tempo si denominò anche Porta Francia, quando il generale Lemarois, tolto l’arme pontificio, ordinò vi si ponesse quello dell’imperatore”.

Lo storico della città Vincenzo Pirani specifica nel suo “Ancona dentro le mura” (1979) che la porta fu costruita tra il 1787 e il 1789. “La facciata esterna – scrive – è quella più ricca ed eseguita con materiale più nobile: è, infatti, realizzata in pietra d’Istria sia nella struttura che nelle decorazioni. L’arcata di ingresso è fiancheggiata da due lesene la cui sezione si allarga salendo verso l’alto: esse sorreggoo l’alto arco che recava la dedica e sorreggeva lo stemma papale, entrambi scalpellati all’epoca dell’occupazione francese. Il timpano che chiude la composizione è ripreso, in basso, da due volute che allargano la base dell’attico sopra i muri laterali fino ad appoggiarsi, una volta, a quelli delle fortificazioni.
L’arcata verso la città si apre invece in un severo bugnato di blocchi di tufo, sul quale spiccava un’altra lapide marmorea, e si conclude con un semplice timpano triangolare.
Le due lapidi recavano le seguenti scritte.

Quella sul fronte esterno diceva:

PIO VI P.O.M.
MAGNANIMO MUNIFICO PROVIDENTISSIMO
ANCONA PATRI ET RESTAURATORI
ALOYSIUS GAZZOLI DELEGATUS
ET NOEMVIRI
NUMINI EJUS DEVOTISSIMI
PLAUDUNT
ANNO SALUTIS MDCCLXXXIX PONT. XV.
Quella verso la città:
PORTA PIA
VETUSTIORA ANCON(itana) MONUMENTA
AEMULANDO
PRINCIPIS MAGNIFICENTIAM
TESTATUR
Oltre a queste due lapidi dedicatorie ve ne sono altre due, sulle pareti del fornice che ricordano i lavori eseguiti e i “deputati” ai lavori.
Quella di destra dice:
COLLEM DEPRESSIT,
MARE SUBMOVIT,
VIAM STRAVIT,
PORTAM EREXIT,
CIVITATEM AEDIFICIS EXORNAVIT
Su quella di sinistra sono i nomi dei “deputati” e cioè: F. Bosdari, N. Marganetti, G. Pichi Righetti, L.A. Ferretti, A. Nembrini Gonzaga, A. Camerata de’ Mazzoleni, M.S. Rinaldini, L. Ferretti”.
“Quando ancora la porta si apriva sulle mura – scrive ancora Pirani – prima del suo isolamento totale, nel lato formato dalle pendici del colle e dalle strutture della porta, vi era una fontana: la si chiamava comunemente il fontanone. Frutto di una sistemazione coeva alla porta, usava di una sorgente, ancora esistente, facendone uscire l’acqua da un mascherone entro una nicchia composta da blocchi di tufo e versandola in una sottostante vasca di raccolta. La freschezza del getto veniva usata dai cococmerari che vi tenevano a bagno la loro merce. Demolita per l’allargamento della strada e l’isolamento della porta, la fontana avrebbe potuto essere ricostituita sul muraglione che sorregge la rupe e la scala che raccorda la soprastante via. Si dice che i blocchi di tufo ancora ci sono e che basterebbe solo un poco di buona volontà per ripristinarla. Chissà se è vero…”.
Le foto di Porta Pia sono del mio amico, storico di Ancona, Fabio Barigelletti.
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